Credito Fisco

Il Made in Italy osteggiato dall’oppressione fiscale

Domenico Letizia
Scritto da Domenico Letizia

Preoccupa la revisione del credito d’imposta per le spese di innovazione

Una nuova batosta fiscale accompagnerà il Made in Italy nel nostro paese. Tra le novità inaspettate della legge di bilancio del 2020 arriva una velenosa quanto devastante revisione del credito d’imposta per le spese di innovazione sostenute dalle imprese nella realizzazione di nuovi prodotti: fino al 31 dicembre per la progettazione e lo sviluppo dei prodotti le aziende potevano ottenere un credito d’imposta del 50 per cento sulle spese sostenute appunto per i nuovi prodotti, in particolare quelli di progettazione e di design.

In particolare, il comma 202 dell’articolo 1 della Legge 160/2019 ammette al credito di imposta “ricerca e sviluppo, in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative a supporto della competitività delle imprese” le attività di design e ideazione estetica svolte dalle imprese dei settori tessile e moda, calzaturiero, occhialeria, orafo, mobile e arredo e della ceramica per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari.

Il credito d’imposta veniva ottenuto con un automatismo: al momento della presentazione del modello F24, con cui si regola il pagamento delle imposte, le imprese potevano detrarre le spese dal calcolo finale delle imposte da pagare.

Dal primo gennaio 2020 il credito d’imposta è sceso dal 50 al sei per cento. Una nuova batosta per le nostre imprese. Ad aggravare la situazione per il nostro Made in Italy vi è anche il cambiamento in corso per ottenere la detrazione: bisognerà fare un rendiconto da inviare agli inizi del 2021 a un non meglio specificato ufficio del ministero dello Sviluppo economico che esaminerà la pratica e solo dopo l’approvazione, l’impresa potrà detrarre il sei per cento.

Il mondo dei prodotti per la moda, quello della casa e del design è in subbuglio e pagherà già da quest’anno conseguenze fiscali ed economiche non indifferenti.

Il made in Italy è oltre il 20 per cento dell’export italiano e occupa circa centomila addetti.

Una novità anche per le spese per contratti aventi ad oggetto il diretto svolgimento, da parte del commissionario delle attività di design e ideazione estetica ammissibili al credito d’imposta. Le spese sono ammissibili a condizione che i soggetti cui vengono commissionati i progetti di design e ideazione estetica ammissibili, anche se appartenenti allo stesso gruppo dell’impresa committente, siano fiscalmente residenti o localizzati in altri Stati membri dell’UE o in Stati aderenti al SEE o in Stati compresi nell’elenco degli Stati con i quali è attuabile lo scambio di informazioni per evitare le doppie imposizioni sul reddito.

Ricordiamo, inoltre, che in un periodo di crisi come quello attuale è sempre più difficile per gli imprenditori della moda mantenere gli alti livelli di qualità.

Economicamente parlando, non basta più creatività e innovazione per mantenere un certo fatturato; ecco perchè si preferisce vendere ai colossi internazionali, ben consapevoli delle possibilità di guadagno.

Tale “atteggiamento fiscale” accelererà le modalità di delocalizzazione delle imprese italiane legate a tale settore.

Ancora una volta gli imprenditori saranno costretti alla ricerca di sistemi fiscali meno aggressivi, di cui l’Italia è circondata. Se tale tendenza non si arresta altre imprese lasceranno il nostro paese e la colpa non è da ricercare negli imprenditori che lasciano, ma nelle nostre istituzioni statali che continuano a tartassare e ad operare oppressione fiscale.

Una delle chiavi per contrastare il mercato delle “copie” è la continua innovazione del prodotto che è più semplice per le imprese originali e meno per chi copia. Allo stato attuale, tale innovazione sarà più semplice da sviluppare in contesti fiscali fiscali light e non in Italia.

Qualche risposta dalla politica italiana, in termini di innovazione, sostenibilità e attenzione alle piccolo imprese, sembra esservi. Recentemente, il Sottosegretario Ivan Scalfarotto ha visitato Fashion Reboot, evento di riferimento sul tema della sostenibilità nel settore della moda, organizzato da White Milano durante la settimana delle collezioni maschili, in collaborazione con ICE, Confartigianato e Comune di Milano. Si tratta del primo evento in Italia dedicato all’innovazione sostenibile e al fashion design, con lo scopo di trasformare l’attuale crisi ambientale e sociale nella migliore opportunità di progresso.

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Il Sottosegretario Ivan Scalfarotto.

Un’opportunità da non sottovalutare e da valorizzare.

Grazie ad un gioco di squadra condotto dalle varie componenti del Sistema Paese, è stato possibile realizzare con successo un’iniziativa di riferimento a livello internazionale per i temi della sostenibilità. Il Governo è chiamato a supportare il comparto industriale italiano che sta dimostrando non solo una consolidata sensibilità per i temi ambientali e della tutela sociale, ma sta sviluppando una crescente capacità di cogliere le opportunità di business che derivano da un’attenzione specifica per l’innovazione e per lo sviluppo sostenibile“, ha dichiarato il Sottosegretario durante i lavori di Milano.

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Domenico Letizia

Domenico Letizia

Pubblicista presso il quotidiano nazionale L’Opinione, analista economico e geopolitico. Speaker radiofonico per i microfoni di "RadioAtene". Ha svolto analisi di mercato in collaborazione con la Camera di Commercio Italo Moldava(CCIM) e con l’ Associazione di Studio, Ricerca ed Internazionalizzazione in Eurasia ed Africa. Ricercatore, pubblicista e social media manager del progetto del “Water Museum of Venice”, membro della Rete Mondiale UNESCO dei Musei dell’Acqua. Iscritto all’Albo dei Giornalisti Pubblicisti della Campania dal gennaio 2019. Già Social Media Manager e Responsabile alla Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione.