Il Garante della Privacy boccia le norme anti-evasione

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Le misure per la lotta all’evasione fiscale inserite nella manovra di bilancio incassano la bocciatura di Antonello Soro, presidente dell’autorità garante per la protezione dei dati personali.

Intervenendo in Commissione Bilancio al Senato, Soro ha definito le nuove norme, senza mezzi termini, contrarie alla normativa nazionale ed europea, e addirittura controproducenti perché rischiano di scatenare una serie infinita di ricorsi e liti giudiziarie che possono sfiancare lo Stato.

Una delle critiche principali riguarda il rischio che venga ridimensionato, o persino eliminato, il diritto dei cittadini di presentare qualsiasi ricorso all’Agenzia delle Entrate, così come allo stesso Garante, se su tale ricorso gravasse il sospetto di pretestuosità.

Secondo Soro, ridimensionare così drasticamente le possibilità di difesa delle persone risulta illegittimo e per niente utile, dato che nessun ricorso di un contribuente ha mai effettivamente ostacolato l’azione di accertamento di un illecito.

E se le norme europee consentono anche di ridimensionare alcuni diritti dei cittadini, lo Stato che applica una disposizione legislativa deve indicare chiaramente quale diritto viene ridotto, in quali termini e per quale motivo: la Legge di Bilancio, nella sua genericità, per effetto dell’interpretazione di chi la applica potrebbe azzerare troppi diritti, compreso quello di ricorrere contro dati inesatti, rettificati oppure raccolti in modo illegittimo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Secondo il Garante – inoltre – la norma che ostacola il cittadino richiedente di avere accesso ai suoi dati gestiti dall’Agenzia delle Entrate è in contrasto con lo Statuto del Contribuente (legge 212/2000) che garantisce i cittadini in termini di trasparenza nel rapporto con la Pubblica Amministrazione.

Contestata – infine – la norma che impedisce alle persone di rettificare dati corretti o incompleti rivolgendosi direttamente al soggetto pubblico che custodisce tutte queste informazioni, ma passando attraverso il Garante della Privacy, ossia aggravando le procedure e allungando i tempi per avere un riscontro.

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