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sabato, Ottobre 23, 2021
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IDE e filiere: il connubio vincente per l’Italia

Le multinazionali possono fare da capofila nelle filiere del nostro tessuto produttivo

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Gli Investimenti Diretti Esteri (IDE) continuano a crescere e si confermano l’elemento chiave per il rilancio economico del Paese. Non a caso l’Italia, per continuare a sostenerli, sta ragionando in merito a processi di riforma sia in ambito burocratico-fiscale che in termini di logistica e mobilità delle merci proprio per attirare quel flusso di investimenti e finanziamenti effettuati da imprese che hanno sede in Paesi stranieri.

A parlare di questo, attraverso le pagine di HuffPost, è stato di recente anche Valerio De Molli, Managing Partner e amministratore delegato di The European House – Ambrosetti. Nel suo interessante focus, il Dott. De Molli ha dimostrato in maniera limpida l’importanza degli IDE sviscerando alcuni numeri che qui riprendiamo in estrema sintesi.

In tutto il mondo, tra il 2000 e il 2019, lo stock di investimenti diretti esteri in entrata è cresciuto del 177%, e lo stesso è accaduto in Italia, con una crescita del 165% nello stesso periodo. Da noi le multinazionali generano un fatturato di 600 miliardi di euro, pari a quasi un quinto di quello prodotto da tutte le imprese italiane, ed investono in Ricerca e Sviluppo per quasi un quarto del totale. Mentre negli ultimi anni il numero delle multinazionali estere è cresciuto, passando da 12.556 a 13.333 tra il 2011 ed il 2016 (+6,2%).

Quanto Valerio De Molli mette in evidenza, tuttavia, è il potenziale di attrattività ancora inespresso del nostro Paese, che nella crescita di multinazionali non riesce a pareggiare i numeri di Paesi come Francia, Germania e Spagna. A gravare sulla crescita degli IDE sono invece problemi di lungo corso, rimasti da troppo tempo irrisolti: un eccesso di burocrazia, una giustizia lenta e inefficace, infrastrutture sviluppate in maniera disomogenea.

Eppure il nostro Paese si posiziona al 18mo posto nel mondo come potenziale di attrattività grazie a elementi positivi come le filiere strutturate che hanno favorito la nascita di un ambiente amico delle imprese. Riportando degli esempi citati dall’ad di The European House – Ambrosetti, la filiera del tessile-moda-abbigliamento allargata genera 90 miliardi di fatturato e dà lavoro a 600.000 persone; la filiera agroalimentare – prima ricchezza del Paese – produce 208 miliardi di euro di fatturato e offre lavoro a 1,4 milioni di occupati; la filiera legno-arredo contribuisce al 4,5% del fatturato nazionale generando 42,5 miliardi di euro e dà occupazione a 310.849 addetti.

Le filiere italiane – spiega Valerio De Molli – sono un volano cruciale per la crescita e il rilancio del nostro Paese. Beneficiano di legami stretti e strategici, grazie non solo alla prossimità geografica e culturale delle aziende, ma soprattutto alla qualità delle produzioni e al valore del Made in Italy. (…) In Italia però, il tessuto produttivo è costituito in larga parte da PMI (circa il 98% del totale nell’economia italiana), che risentono della mancanza di player di grandi dimensioni che “tirino” e sappiano gestire l’intera filiera. Da questo punto di vista, gli IDE consentono di ovviare a questo problema: essendo l’Italia, potenzialmente, un terreno fertile e attrattivo agli occhi degli investitori esteri, richiamati dalla presenza di filiere strategiche e consolidate, il Paese può beneficiare di questo aspetto per far leva su un’azienda internazionale che sappia fare da capofila e che sappia inserire le Piccole Medie Imprese nelle global value chain.

Per questo, alla luce di quanto evidenziato nella lucida analisi del Dott. De Molli, anche il think tank Imprese del Sud sostiene la necessità di puntare in maniera forte e decisa nella crescita degli Investimenti Diretti Esteri quale obiettivo primario per i programmi di rilancio post Covid. Perché ogni risorsa investita in Italia da una multinazionale straniera porta benefici fino a tre volte superiori, rendendo quello per la crescita degli IDE non un semplice stanziamento ma un vero e proprio investimento.

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Caterina Passariello
Direttore della Mediterranean Academy of Culture, Technology and Trade di Malta. Consulente aziendale e project manager con specializzazione nei processi di internazionalizzazione delle aziende collabora con la rete Malta Business. Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale, con una Tesi su come cambia il tracciamento della filiera con Blockchain, con particolare attenzione alla Filiera Agroalimentare. Interessato a internazionalizzazione, blockchain, dlt, smart contract.
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