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martedì, Settembre 28, 2021
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Energia per le piccole imprese: costi insostenibili

L'Ufficio studi denuncia una vera e propria emergenza "energia" per il tessuto delle PMI italiane che non possono sostenere costi spropositati se rapportati con la grande impresa e le multinazionali.

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L’Ufficio studi della CGIA di Mestre interviene in merito ai costi per l’energia delle piccole e medie imprese. In merito alle tariffe di luce e gas, l’esito che emerge dal confronto con le grandi industrie è sostanzioso. L’Ufficio studi denuncia una vera e propria emergenza “energia” per il tessuto delle PMI italiane che non possono sostenere costi spropositati se rapportati con la grande impresa e le multinazionali. Per quanto concerne l’energia elettrica, le piccole aziende pagano mediamente 151.4 euro ogni 1.000 kWh consumati (Iva esclusa) contro i 77 euro ogni 1.000 kWh delle grandi, praticamente quasi il doppio (per la precisone il 96,6 per cento in più). In riferimento al gas, invece, il divario è ancor più pesante. A fronte di un costo medio in capo alle piccole imprese di 59 euro ogni 1.000 kWh (Iva esclusa), alle grandi aziende viene applicata una tariffa media di 21.2 euro ogni 1.000 kWh. In buona sostanza, le prime pagano addirittura il 178 per cento in più delle seconde.

In nessun altro paese dell’area europea c’è un disallineamento delle tariffe energetiche così elevato tra queste due classi dimensionali. E il peso di tale disallineamento sul sistema produttivo nazionale risulta evidente se si considera che il 99.5 per cento circa delle aziende è di piccola dimensione (meno di 50 addetti) e dà lavoro, al netto del pubblico impiego, al 65 per cento degli italiani. In merito alle tariffe dell’energia elettrica, ad aver aumentato lo storico differenziale tra piccole e grandi imprese ha contribuito la riforma degli energivori. L’effetto prodotto da questa novità legislativa, che prevede un costo agevolato dell’energia elettrica per le grandi industrie, di fatto ha azzerato a queste ultime la voce “Oneri e Imposte”, ridistribuendola a carico di tutte le altre categorie di imprese escluse dalle agevolazioni. Ben peggiore la situazione legata ai costi del “gas”. Il divario tariffario è riconducibile al fatto che tutte le grandi imprese ricevono dai fornitori delle offerte personalizzate con un prezzo stabilito su misura e sulla base delle proprie necessità. Pertanto, in sede di trattativa, il peso dei consumi è determinante per “strappare” al fornitore una tariffa molto vantaggiosa. Possibilità che, ovviamente, alle piccole imprese è preclusa.

Tuttavia, la questione energia per le piccole e medie imprese può trovare soluzione solo analizzando il regime di tassazione. In Italia, più che le trattative e la concorrenza a pesare molto sull’impatto energetico per le piccole imprese sono le tasse. Rispetto alla media europea, i nostri piccoli imprenditori pagano mediamente il 12.1 per cento in più. Quando analizziamo il costo del gas, invece, tra i Paesi dell’Area euro le PMI italiane sono al terzo posto per i costi. Le tasse restano un problema enorme per la tematica “energia” in rapporto alle imprese del nostro tessuto nazionale. Assieme all’andamento del costo della materia prima, la componente fiscale è l’altra voce che contribuisce in maniera determinante ad innalzare il costo delle tariffe. Per la bolletta elettrica, in Italia il 50 per cento del costo totale è riconducibile a tasse e oneri: la media dell’Area euro, invece, è del 48 per cento. Per il gas, se nel nostro Paese l’incidenza percentuale della tassazione sul costo totale a carico delle piccole aziende è del 36 per cento, nell’Area euro si attesta attorno al 34 per cento. Nonostante i processi di liberalizzazione, il costo dell’elettricità per le imprese industriali in Italia resta più elevato della media degli altri principali Paesi europei del 28%.

Le imprese in Italia soffrono di una doppia penalizzazione in quanto, oltre a pagare un extra costo sul prezzo all’ingrosso, non beneficiano di un meccanismo di agevolazione su fiscalità e parafiscalità. Un ulteriore effetto penalizzante per l’Italia deriva da una distorcente applicazione in Europa dei meccanismi delle tariffe di transito gas. La normativa europea ha aperto la strada all’adeguamento della normativa nazionale per esentare le imprese a forte consumo di gas dal pagamento di una quota degli oneri derivanti dalle politiche climatiche, ma tale riforma non è stata ancora perfezionata. Il divario nei costi energetici è il più grave fattore di potenziale delocalizzazione delle produzioni italiane, non solo verso aree lontane e a basso costo, ma anche verso altri Paesi europei come la Francia.

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Domenico Letizia
Giornalista.
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