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Covid-19, l’OIL lancia l’allarme disoccupazione

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L’ Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) lancia l’allarme legata alle prospettive occupazionali internazionali post-emergenza. La crisi economica e del lavoro causata dalla pandemia del COVID-19 potrebbe incrementare la disoccupazione nel mondo di quasi 25 milioni.

La nota sulla stima preliminare, “COVID-19 e il mondo del lavoro: impatto e risposte” (COVID-19 and the world of work: Impacts and responses ), richiede misure urgenti, coordinate e su larga scala su tre fronti: proteggere i lavoratori sul luogo di lavoro, stimolare l’economia e l’occupazione, e sostenere il lavoro e il reddito. Tali misure comprendono l’estensione della protezione sociale, il sostegno per mantenere il lavoro (vale a dire lavoro di breve durata, ferie retribuite, altri sussidi) e sgravi finanziari e fiscali, anche per le micro, piccole e medie imprese. Inoltre, la nota propone misure di politica fiscale e monetaria e sostegno finanziario per specifici settori economici.

Stiamo pagando il prezzo di decenni di austerità forzata. Pochi governi sono in grado di gestire un’epidemia di questa intensità, perché i sistemi sanitari di tutto il mondo sono stati colpiti da giochi politici, non meritocratici e non competitivi. Uno spreco immenso di denaro pubblico che ha generato una crisi di sistemi sanitari, incentivando politiche di privatizzazione che in molti paesi non stanno funzionando. Nella maggior parte dei paesi poveri, dove il virus si sta diffondendo rapidamente, l’assistenza sanitaria è inesistente. Gli operatori sanitari di tutto il mondo sono sovraccarichi di lavoro, sottopagati e lottano contro la mancanza di infrastrutture e di forniture mediche di base. È necessario un investimento sostenuto nell’assistenza sanitaria di base per contenere il Covid-19 e prepararsi alle future pandemie di cui gli esperti informati ci hanno avvertiti da tempo, e questo investimento deve essere permanente.

Milioni di lavoratori nei paesi poveri soffrono di un’acuta mancanza di acqua potabile e di condizioni igieniche molto precarie. Infatti, mentre il mondo affronta l’emergenza sanitaria del coronavirus giunge la notizia dalla Cina che un uomo sarebbe morto a bordo di un autobus a causa dell’Hantavirusvirus trasmesso dai topi. Il passeggero deceduto su un autobus in Cina è risultato positivo per un virus completamente diverso dal Covid-19, un virus che spesso produce sintomi molto simili, secondo quanto riferisce una fonte gestita dallo stato cinese, il Global Times: «Un uomo proveniente dalla provincia di Yunnan è morto lunedì mentre stava rientrando in bus nella provincia di Shandong. L’uomo è risultato positivo all’ #hantavirus. Ad altre 32 persone presenti sull’autobus è stato fatto il test». Il Global Times, tuttavia, non specifica l’esito del test fatto agli altri passeggeri del bus.

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A causa della precarizzazione del lavoro e della crescente insicurezza economica degli ultimi decenni, molti lavoratori potenzialmente esposti continuano a lavorare invece che mettersi in auto-quarantena volontaria. Eppure i lavoratori, come potenziali vittime e come vettori di diffusione del contagio, rimangono al di fuori della pianificazione internazionale, rispettosa delle convenzioni internazionali sulla tutela dei diritti umani, dell’emergenza virus.

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Bambini a lavoro

Sulla base di possibili scenari dell’ impatto del COVID-19 sulla crescita del Prodotto Interno Lordo globale, le stime dell’OIL indicano un aumento della disoccupazione globale tra 5,3 milioni (scenario a basso impatto) e 24,7 milioni (scenario ad impatto medio-alto) che si sommerebbe ai 188 milioni di disoccupati del 2019. In confronto, la crisi finanziaria globale del 2008-2009 aveva portato all’incremento della disoccupazione globale di 22 milioni.

Questa non è più solo una crisi sanitaria globale, ma è anche una grave crisi economica e del mercato del lavoro che sta avendo un enorme impatto sulle persone” ha dichiarato Guy Ryder, Direttore Generale OIL. Le norme internazionali del lavoro forniscono una base solida per adottare risposte attraverso politiche incentrate su una ripresa sostenibile ed equa. Norme internazionali sulle quali è importante intraprendere campagne e iniziative.

L’attuale sistema lavorativo internazionale deve cambiare.

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