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Agroalimentare e Ceta: un dibattito contro le fake news

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Domenico Letizia
Scritto da Domenico Letizia

Chi denuncia i pericoli per il settore dell’agroalimentare italiano, a causa dell’Accordo del Ceta, continua a diffondere false notizie per affossare le opportunità e i vantaggi che potrebbero nascere da tali accordi.

Smontare le fake news legate al Focus sul CETA, l’accordo commerciale di libero scambio UE-Canada, in un webinar promosso da Euromed International Trade per descrivere le opportunità dell’accordo nell’ambito dell’export e della valorizzazione del Made in Italy. Il volume “Speciale CETA – Export e tutela del Made in Italy“, curato dagli studiosi Francesco Barbera e Arianna Crea, pubblicato su iniziativa di Sergio Passariello, CEO di Euromed International Trade, presentato durante una conferenza online organizzata dal quotidiano economico finanziario Money.it, ha sviscerato numerose tematiche in rapporto all’export tra Italia e Canada.

Tra i vari elementi analizzati vi è stato anche un approfondimento specifico dedicato alle opportunità dell’agroalimentare italiano in Canada e ai vantaggi della cooperazione in tale settore. Tra gli argomenti maggiormente oggetto di critiche all’interno del CETA, vi è la sicurezza alimentare e il potenziale rischio di abbassamento degli standard qualitativi e alimentari dei paesi dell’Unione Europea. È stato ampiamente discusso, infatti, l’eventuale ingresso negli Stati Membri di merci canadesi potenzialmente dannose o, comunque, con standard qualitativi sensibilmente inferiori rispetto a quelli europei. Tuttavia, alla luce del Capo 5 del CETA, relativo alle “misure sanitarie e fitosanitarie”, si applicano le definizioni contenute nell’allegato A dell’Accordo SPS (Sanitary and Phytosanitary measures) già ratificato da Canada e dai 20 stati facenti parte della Comunità Europea. Il controllo in materia delle misure e delle prescrizioni SPS è esercitato in forma congiunta tra le agenzie nazionali degli Stati Membri e la Commissione Europea, affidando agli Stati Membri la responsabilità del controllo della conformità delle importazioni canadesi alle condizioni di importazione stabilite dell’Unione Europea.

Risulta quindi evidente che nessun prodotto può essere introdotto nel mercato europeo, e di conseguenza in quello italiano, senza la garanzia del rispetto dei requisiti sanitari e fitosanitari sanciti dalle normative europee e nazionali.

A titolo di esempio, i formaggi prodotti a partire da latte pastorizzato o da latte non pastorizzato e latte crudo stagionati per almeno 60 giorni esportati dal Canada all’Unione Europea, il Canada deve valutare i sistemi di analisi di rischio e punti critici di controllo (“HACCP”) degli stabilimenti che non sono riconosciuti nell’ambito del programma Food Safety Enhancement Program (“FSEP”)-HACCP per accertarsi che operino conformemente ai principi HACCP. Appaiono quindi del tutto infondate le critiche rivolte all’utilizzo di pesticidi non autorizzati nei territori dell’Unione, o alle sostanze potenzialmente nocive che potrebbero essere importate dal Canada.

Il Ceta non modifica in alcun modo le norme e i regolamenti in vigore nell’Unione Europea in materia di sicurezza alimentare, sicurezza dei prodotti, protezione dei consumatori, salute, ambiente, protezione sociale e lavoro, e tutte le importazioni dal Canada devono soddisfare le normative dell’Unione Europea in materia di prodotti agroalimentari. Il Ceta è un notevole passo in avanti per promuovere e tutelare davvero la tipicità italiana e per contrastare il cosiddetto “Italian sounding”. Chi denuncia l’alterazione i pericoli per il settore dell’agroalimentare italiano, a causa dell’Accordo del Ceta, semplicemente continua a diffondere fake news per affossare le opportunità e i vantaggi che potrebbero nascere da tali accordi.

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Domenico Letizia

Domenico Letizia

Giornalista per il quotidiano nazionale L’Opinione, analista economico e geopolitico. Speaker radiofonico per i microfoni di "RadioAtene". Ha svolto analisi di mercato in collaborazione con la Camera di Commercio Italo Moldava(CCIM) e con l’ Associazione di Studio, Ricerca ed Internazionalizzazione in Eurasia ed Africa. Ricercatore, pubblicista e social media manager del progetto del “Water Museum of Venice”, membro della Rete Mondiale UNESCO dei Musei dell’Acqua. Iscritto all’Albo dei Giornalisti Pubblicisti della Campania dal gennaio 2019. Già Social Media Manager e Responsabile alla Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione.

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