Agricoltura: i monopoli della categoria contro i liberi professionisti

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Ritornano i monopoli di categoria nel mondo dell’agricoltura. Per i suoi compiti l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura si avvale dei CAA, i Centri di Assistenza Agricola presso i quali le imprese agricole debbono necessariamente recarsi per presentare le domande di ammissione ai contributi pubblici. I CAA, per poter prestare la propria attività, debbono ogni anno sottoscrivere una “Convenzione” con AGEA che ne regola i rapporti: senza la Convenzione un CAA non può operare.

AGEA ha imposto che, a partire dal mese di settembre prossimo, tutti gli operatori dei CAA e così pure chi accede ai sistemi informativi di AGEA debba essere un lavoratore dipendente del CAA o delle società con esso convenzionate (cioè le società di servizio, tipicamente dei sindacati agricoli). Una disposizione che avrà come effetto la chiusura e messa in liquidazione dei CAA dei liberi professionisti e l’interruzione dei rapporti lavorativi dei professionisti che collaborano con i CAA, provocando la chiusura di centinaia di studi professionali ed il depauperamento del reddito di un numero assai più elevato di liberi professionisti. Risultato? L’instaurazione di monopoli legalizzati e la fine dei liberi professionisti, esperti preparati e non burocratizzati. L’obbligo di operare esclusivamente a mezzo di dipendenti non solo avrà come immediato effetto quello di imporre la chiusura dei CAA dei professionisti ma, ancor di più, agli stessi professionisti di cessare ogni attività al riguardo (anche di collaborazione con le organizzazioni sindacali di settore), rappresentando contemporaneamente un indebito vantaggio per i restanti CAA, quelli che fanno capo alle Organizzazioni sindacali e professionali agricole, che utilizzano personale dipendente, potendo infatti svolgere contemporaneamente, negli stessi uffici, attività di CAA e di CAF, quelle sindacali e di patronato.

Attenzione all’emergere di nuovi monopoli nel settore. Passerebbe, in questo caso, il principio che i professionisti non possono dare le stesse garanzie di un lavoratore dipendente. Semmai i professionisti, oltre alle garanzie previste dalle condizioni delle convenzioni per tutti gli operatori, aggiungono quelle definite dalle norme di iscrizione a ciascun Albo (deontologiche, formazione professionale, assicurazione obbligatoria). Decisione che hanno innescato proteste tra i professionisti del settore. Agrotecnici, agronomi e periti agrari prendono posizione sulla proposta di convenzione tra Agea e CAA che, come dicevamo, prevede che solo personale dipendente possa avere accesso al sistema informatico che permette di svolgere le funzioni amministrative pubbliche che l’agenzia per le erogazioni in agricoltura delega all’esterno.

«Non intendiamo consegnare i professionisti, forti di comprovata e riconosciuta competenza ed esperienza a scelte che si pongono in controtendenza rispetto al modello proposto e promosso dall’Unione europea – sottolinea Mario Braga – da mesi siamo impegnati direttamente anche con incontri personali con i vertici di Agea, per richiedere la modifica della convenzione. I professionisti hanno sempre rispettato il lavoro degli altri ma altrettanto il Cnpapal pretende che anche gli altri rispettino il nostro». I periti agrari hanno anche scritto alla ministra Bellanova per chiedere la modifica della convenzione. Braga ritiene che questa battaglia coinvolga tutti gli attori dell’agroalimentare anche le Organizzazioni professionali e le loro società «che hanno apprezzato e apprezzano i professionisti, avvalendosi della loro preziosa collaborazione» e annuncia che «il Cnpapal è pronto a intraprendere anche azioni che tutelino tutti gli iscritti».

Secondo gli agronomi la collaborazione professionale, sancita anche dal Codice civile, sia in forma singola che associata, non è un limite ma anzi strumento per raggiungere l’innalzamento degli standard operativi. Inoltre, i professionisti sono tenuti a una serie di obblighi normativi (titolo di studio, esame di stato, iscrizione all’Ordine dei dottori agronomi e dottori forestali, formazione continua, assicurazione professionale, deontologia sottoposta ai consigli di disciplina, iscrizione alla cassa di previdenza, adempimenti fiscali, ecc.), che garantiscono altissimi standard di competenze e di onorabilità che, dove non mantenuti e rispettati, espongono il libero professionista a responsabilità personali sia civili che penali. Quella in corso potrebbe trasformarsi in una guerra tra monopoli e privati, annientando alcune categorie da sempre vicine al mondo dell’impresa agricola.

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