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martedì, Agosto 9, 2022
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Più liquidità alle Pmi: Confapi Sicilia sprona le banche

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È il momento senza se e senza ma di dare immediate e agibili risposte al nostro tessuto economico produttivo, soprattutto per quella piccola e media impresa che rappresenta l’ossatura portante del prodotto interno lordo dell’intero paese e ancora di più al sud e in Sicilia. Oltre l’emergenza sanitaria che conta già drammaticamente le proprie vittime c’è il rischio che tra qualche mese quella economica ne metia ancora di più, straripando in emergenza sociale e occupazionale.

La politica deve fare certamente la propria parte, pur apprezzando l’azione dell’intero Governo Regionale siciliano, presieduto dall’ On. Nello Musumeci, per quello che è in suo potere fare in materia delegata, e che già sta facendo in autonomia, bisogna prima di tutto che la stessa politica abbia la forza, oggi e per sempre, di vincere l’annoso braccio di ferro con il sistema burocratico. Questa è la sfida più importante che attende al varco la politica, sia regionale che nazionale, senza un vero cambiamento di paradigma culturale, dell’apparato burocratico dello Stato oltre gli interventi economici necessari in questo momento, il nostro paese non potrà mai avere lo slancio necessario per rialzarsi.

“Bisogna riformare il concetto di bancabilità, non si po’ continuare a prestare denaro solo a chi già ce l’ha ai così detti soggetti “bancabili”. Il vero problema è che da qui a breve se l’emergenza sanitaria continua nel nostro sistema economico non ci saranno più soggetti “bancabili”. Tutto questo non basta, bisogna garantire liquidità immediata anche ai lavoratori. Importante tenerne conto soprattutto ora che la Regione Siciliana ha sbloccato importanti aiuti per imprese e lavoratori. Come Confapi ci aspettiamo dall’Irfis segnali di grande responsabilità e innovazione nella gestione dei 30 milioni di euro affidati” – Ribadisce con forza il Vice-Presidente Ugo Piazza

Sburocratizzare il sistema degli aiuti e garantire liquidità alle imprese e lavoratori significa far ripartire i consumi, sostenere i livelli occupazionali recuperare la sfiducia che, ormai fanno vedere a tutte le pmi e i cittadini, il sistema politico e bancario come ostacoli da superare e non come veri protagonisti e alleati di riforme per ripartire” – Conclude la Presidente Dhebora Mirabelli, invitando la Regione Siciliana e tutti i suoi abitanti a soffermarsi sulle riflessioni contenuti nella “Lettera aperta del Presidente Nazionale di CONFAPI Maurizio Casasco al Premier Conte”, di cui di seguito si riportano i 6 punti di criticità e le soluzioni proposte.

“…Criticità rilevate o segnalate dal nostro punto di osservazione

1. Curva della confidenza e fiducia delle persone. Questa curva ha raggiunto il minimo storico in Italia in queste ore. Basta prestare ascolto alle angosce e alla sfiducia di molti imprenditori piccoli e medi per comprendere che questa curva sarà una delle sfide più importanti da vincere per restituire speranza prima ancora che capacità di reddito al nostro sistema.

2. Indice dei fallimenti / chiusure / downsizing di esercizi e imprese. È in atto e ben constatabile un impatto molto serio sulle attività cd. cash driven ossia che traggono i mezzi per svolgere l’attività dai proventi della settimana o dal mese precedente (ristoranti, piccoli alberghi, ostelli, palestre, piccoli negozi al dettaglio, piccoli studi professionali, piccole aziende di trasporto, etc.). Molti di questi esercizi non saranno in grado di riaprire e/o raggiungere nel breve i livelli precedenti all’ordine di sospensione dell’attività.

3. Indice della cancellazione degli investimenti pianificati. Dal nostro osservatorio si percepisce l’impatto dell’attuale situazione di fermo totale sugli investimenti pianificati. Le risorse necessarie per far fronte ai costi di ramp up per la ripresa dal fermo delle attività affliggeranno per primi i fondi per investimenti in nuove attività, ricerca, sviluppo e assunzione di nuovo personale.

4. Flussi di liquidità e credito. A seguito dell’applicazione dell’IFRS 9 in tema di crediti deteriorati, e della previsione all’art. 49 del Decreto Cura Italia della necessità di un merito creditizio per ricevere finanziamenti, l’attività del credito sarà resa molto più difficile per le banche e gli intermediari abilitati a causa dell’assorbimento di capitale che il deterioramento dei crediti dovuto all’incapacità di produrre reddito a servizio del debito esistente da parte dei debitori avrà causato al sistema bancario.

5. Indice di disoccupazione. I dati ISTAT disponibili sono del T4 del 2019 e mostrano un indice del 9,7%. Tuttavia, analizzando la voce “Occupazione” si può verificare che molte delle attività degli occupati sono per circa un quinto di carattere temporaneo (tempo determinato a breve: 3.093 vs 14998 a tempo indeterminato, dati riferiti a Gennaio 2020). Pertanto è la nostra percezione nella realtà che una parte non insignificante di questi occupati a tempo determinato a breve, a seguito degli effetti delle altre variabili passino tra i “non occupati”, aggravando l’indice relativo e il disagio e la “rabbia sociale”.

6. Indice di vendite al dettaglio. Le decisioni cui sono state costrette le Autorità hanno una correlazione diretta con la diminuzione o l’azzeramento temporaneo delle vendite al dettaglio per tutti i comparti produttivi per cui l’attività è stata sospesa.

Ipotesi di azioni per mitigare le criticità rilevate o osservate

Al fine di intervenire positivamente sulla catena degli eventi rappresentata dalle variabili che osserviamo e abbiamo sopra riportato, il nostro suggerimento è di assumere decisioni con effetti mitiganti, e in particolare:

Per 1. È opportuno un maggiore coordinamento tra Autorità locali e Nazionali e Nazionali collettive vs individuali: sapere cosa fare e dove si sta andando è il primo driver della curva della fiducia. Un’attività adeguatamente pubblicizzata di “sanificazione” e sicurezza delle strutture infrastrutturali comuni anche può avere un effetto positivo.

Per 2. Introdurre misure di sostegno alle attività di “riapertura” delle attività sospese e meccanismi di protezione che non falcidino i creditori ma rendano attuabile una ripresa delle attività (strumento: allargamento delle maglie dell’art. 182-bis L. Fallimentare e modifica della L. Fallimentare sui presupposti dell’insolvenza). Per 3. Introdurre misure di fiscalità amichevole nei confronti delle risorse investite o, nei limiti del possibile, linee di credito facilitate per il mantenimento delle attività di investimenti già programmati. Possibile re-introduzione dell’ammortamento accelerato sugli investimenti.

Per 4. Sospendere l’applicazione dello IFRS 9 ed eliminare la pretesa del merito creditizio delle imprese per essere finanziate, modificando l’art. 49 comma 1 lettera g) del Decreto Cura Italia.

Per 5. Stimolare le altre variabili in modo da rendere possibile il riassorbimento di chi perderà l’occupazione a tempo determinato a breve a seguito delle misure. Procedere alla de-fiscalizzazione degli oneri sociali nei limiti della capienza del bilancio dello Stato. Procedere a una riapertura intelligente e in sicurezza delle attività ora totalmente impedite, dopo avere svolto le idonee attività di test e di controllo medico.

Per 6. Disporre la riapertura intelligente e in sicurezza delle attività ora totalmente impedite, con le adeguate misure di sicurezza sociale (social distancing, etc.) e di censimento degli idonei, anche valutando come in altri Paesi l’attribuzione di codici di priorità e protezione.”

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