Blue Economy: pesca e acquacoltura da ripensare

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L’emergenza sanitaria ha prodotto una catastrofe economica nei confronti di moltissime piccole imprese legate alla pesca italiana, soprattutto, meridionali. Per un ritorno ad una situazione di stabilità, si punta ad alleviare l’impatto del coronavirus sul settore ittico, sbloccando i pagamenti arretrati degli anni 2017, 2018 e 2019 ed erogando rapidamente le indennità per l’interruzione temporanea dell’attività di pesca autorizzate dalla Commissione europea in risposta al virus mondiale. La legge conversione del dl Liquidità ha semplificato le procedure per la liquidazione degli aiuti FEAMP alle imprese della pesca e dell’acquacoltura, mentre da Bruxelles sono in arrivo fondi aggiuntivi per il settore. Bruxelles ha, infatti, previsto indennizzi per le imprese che, tra il 1 febbraio e il 31 dicembre 2020, hanno subito una sospensione delle attività di pesca a seguito dell’emergenza sanitaria, oltre ad aiuti allo stoccaggio dei prodotti e maggiore flessibilità nel sostegno alle imprese da parte dei Governi, grazie al Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato.

Con le proposte presentate il 27 maggio dalla presidente Ursula Von Der Leyen, in più, Bruxelles ha deciso di potenziare la dotazione del Fondo europeo per la pesca 2021-2027 con 500 milioni di euro, un aumento di oltre l’8% rispetto al budget inizialmente proposto nel 2018 dall’Esecutivo UE, che ammontava a 6,14 miliardi di euro. Risorse aggiuntive che andranno ad alimentare i Programmi operativi degli Stati membri per il periodo 2021-2024, contribuendo agli obiettivi del piano europeo di ripresa dal coronavirus, ma anche inseguendo e sostenendo i target di sostenibilità del Green New Deal fissati dalle strategie per la biodiversità 2030 e Farm to Fork. Parliamo di 500 milioni di euro in più per il Fondo europeo per la pesca e gli affari marittimi (FEAMP). Ricordiamo che nella nuova proposta della Commissione per il Bilancio UE 2021-2027, viene indicato un bilancio da utilizzare per la ripresa del settore ittico dal coronavirus e per gli obiettivi del Green New Deal. La Commissione ha modificato anche l’art. 55 del Regolamento, garantendo così un indennizzo agli acquacoltori che, nel periodo della pandemia, hanno dovuto sospendere le attività in acquacoltura a causa dell’emergenza. Tale compensazione sarà calcolata sulla base del mancato guadagno.

L’UE verserà fino al 75% di questa compensazione, mentre il resto sarà a carico degli Stati membri.

Inoltre, i recenti dati pubblicati dalla Commissione Europea confermano le analisi registrate anche dall’ultimo report FAO sullo stato della pesca e dell’acquacoltura, che monitora i trend globali di produzione e consumo concentrandosi sulle performance in termini di sostenibilità. A fronte di un aumento della produzione globale della pesca e del consumo di frutti di mare, nel 2018 le catture globali hanno raggiunto il livello più alto mai registrato, corrispondente a 96,4 milioni di tonnellate, con un incremento del 5,4% rispetto alla media dei tre anni precedenti, l’Organizzazione delle Nazioni Unite rileva che quasi l’80% degli attuali introiti del settore globali proviene da stock sostenibili. Il report segnala però anche un aumento della frazione di stock ittici biologicamente insostenibili, in particolare nelle attività di pesca con una gestione meno sviluppata, situate principalmente negli Oceani meridionali. Si ricorda infine che il settore della pesca e dell’acquacoltura rappresenta un fatturato globale annuo pari a mezzo trilione di dollari.  

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