Tecnologia

Dal Sud il Web Eco4Cloud ad impatto zero!

La startup italiana ha realizzato un algoritmo in grado apportare un risparmio energetico pari al 35 %  nei data center. Telecom tra le prime a sperimentarlo

Fortunatamente non tutti i cervelli fuggono all’estero! Questa è la storia di quattro ricercatori calabresi che hanno creduto fortemente nelle loro potenzialità, tanto da diventare in soli due anni una startup di fama internazionale. Nata nel 2010 dal lavoro di quattro ricercatori  dell’Istituto per il Calcolo e le Reti ad Alte Prestazioni del CNR di Cosenza (Carlo MastroianniAgostino ForestieroGiuseppe Papuzzo e Raffaele Giordanelli) , Eco4Cloud oggi può contare su un team di 6 persone (si sono aggiunti Ivana Pellegrino eDomenico Talia). Il successo conseguito dalla startup calabrese a livello internazionale, prende le fila a partire da una intuizione sapientemente trasformata in un algoritmo vincente. Per ridurre lo spreco di energia, secondo Eco4Cloud, il carico di lavoro all’interno di un data center non deve essere distribuito equamente tra tutti i computer a disposizione: mille computer usati al 50 % consumano più di  500 computer usati al 100%. A questo punto la soluzione sembra ovvia: è necessario spegnere 500 computer. Entra quindi in gioco l’algoritmo made in Italy in grado di proporre “un sistema automatico, semplice e infinitamente scalabile” ,come affermano gli stessi ricercatori, in grado di consolidare le Virtual Machine sul minore numero di server possibile.
Per capire meglio di cosa si tratta e come funziona abbiamo deciso di parlarne direttamente con Agostino Forestiero, uno dei pionieri della starup di successo, che si occupa della sezione Technology.
Ciao Agostino. La prima domanda, direi scontata è: quando e come è nata l’idea di sviluppare  eco4cloud?
Ciao Antonia e buongiorno a tutti i lettori di PMI-Dome. L’idea è nata nell’autunno del 2010, ed è scaturita dalle attività di ricerca condotte presso il CNR. Infatti quattro dei soci fondatori sono dipendenti o collaboratori dell’ICAR-CNR, l’Istituto per il Calcolo e le Reti ad Alte Prestazioni di Cosenza. L’idea è nata ragionando su come sia possibile applicare alcune tecniche “bio-ispirate“, da noi utilizzate nel corso degli anni in diversi ambiti, al problema dell’ottimizzazione dei data center e delle piattaforme di Cloud Computing, al fine di ridurre i relativi consumi di energia.

In che cosa consiste precisamente il vostro algoritmo?
Consiste in una strategia innovativa che consente di aumentare l’efficienza dei server di un data center. In pratica il carico di lavoro è “consolidato” sui server, cioè condensato sul minor numero possibile di server in modo da ibernare i server non utilizzati, o destinarli ad altri scopi. Questo non solo consente di ridurre i consumi di energia elettrica (e le emissioni di CO2), ma in molti casi permette di risparmiare sull’acquisto di nuove macchine, che con l’utilizzo del nostro software potrebbero essere non più necessarie. La novità sta nell’approccio decentralizzato/probabilistico, grazie al quale il problema viene risolto in maniera efficiente, dinamica e scalabile. Si deve tener presente che il problema, pur se semplice nella sua formulazione, è matematicamente intrattabile, il che vuol dire che nessuna tecnica centralizzata/deterministica può riuscire a risolverlo efficacemente se non per data center di dimensioni limitate.
Lo scorso Novembre a Torino avete vinto il premio speciale di Working Capital, il concorso di Telecom Italia che da tre anni valorizza e supporta le nuove idee di impresa. Una soddisfazione importante e soprattutto meritata per tutto il team …
Sì certo, una soddisfazione importante, ed una vetrina che ci ha consentito di confermare l’attenzione degli investitori e dei protagonisti di questo mercato. Ce lo meritiamo perché tutti noi ci siamo impegnati molto sin dall’inizio, quando non avevamo nessuna garanzia di riuscire, e indubbiamente dovevamo combattere il dubbio di esserci imbarcati in un’avventura troppo complessa e rischiosa.
La prima società a voler sperimentare il vostro software è stata proprio Telecom Italia, una grossa responsabilità ma allo stesso tempo un ottimo trampolino di lancio giusto?
In realtà la prima è stata NWeb, una società di Cremona specializzata nei servizi per l’invio di Direct Marketing. Riteniamo sia interessante dire che questa società ci è stata presentata da un altro dei partecipanti al Working Capital, per cui un possibile concorrente è diventato poi un alleato! La sperimentazione pressoTelecom Italia è certamente una responsabilità, ma abbiamo accettato la sfida perché sappiamo, con una punta di presunzione, che dal punto di vista tecnico ce la possiamo cavare in un qualsiasi contesto. Siamo invece un po’ più impreparati su altri aspetti, per esempio quelli legale e commerciale, ma stiamo cercando di recuperare anche con l’aiuto di opportune collaborazioni.
I risultati riscontrati sono davvero soddisfacenti: nel centro dati di Bari i primi test hanno evidenziato un risparmio energetico del 35%. Ve lo aspettavate?
Sì perché le nostre simulazioni davano più o meno gli stessi risultati. Vero è però che in un contesto reale si sono presentate problematiche non sempre prevedibili, a volte non di natura tecnica ma legate alla prudenza degli amministratori dei data center, che non sono responsabili della gestione economica di una azienda, ma hanno la massima attenzione ad evitare che l’uso di un nuovo software possa causare eventi imprevisti. Per tale motivo il nostro software deve e dovrà sempre tenere in considerazione i vincoli che di volta in volta ci vengono posti, e che dipendono dai singoli contesti.
Alla luce dei dati ottenuti quali sono le previsioni di risparmio nei prossimi tre anni?
Sono in linea e proporzionali con quelli ottenuti nel data center di Bari. Ad esempio in un data center contenente 1000 server, e ce ne sono migliaia nel mondo, è possibile risparmiare circa 150.000 euro all’anno, senza considerare il minor impatto ambientale e, come si è detto, la possibilità di risparmiare sull’acquisto di nuovi server.
Qualche giorno fa avete presentato il software a Salt Lake City. Cosa vi aspettate per il prossimo futuro?
A Salt Lake City abbiamo partecipato al più grande congresso/fiera di informatica degli Stati Uniti, Supercomputing 2012. Grazie ad alcuni contatti accademici ed industriali stabiliti nel corso degli anni, abbiamo avvicinato diverse grosse aziende che gestiscono data center sul suolo americano. Speriamo quindi di poter effettuare presto una sperimentazione anche in America e, a valle di quella, di entrare in quel mercato che è di dimensioni gigantesche.
Si vocifera che i colossi del Web, quali Google, Facebook e Twitter siano interessati al vostro progetto. Volete svelare qualcosa in più a riguardo?
Per il momento con questi colossi abbiamo solo contatti indiretti. Del resto ci sembra di capire che la strategia  migliore non è proporci direttamente a loro, ma quella di dimostrare il nostro valore sul mercato, in aziende  importanti ma non di quel livello, e in qualche modo di destare l’interesse concreto di queste grosse società, che  a un certo punto potranno decidere – speriamo – di vederci come utili alleati nell’ottica di abbattere i costi ed incrementare il loro vantaggio competitivo sul mercato.
tratto da i-dome.com – Antonia Fontana

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